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Luka Garza, da Vicenza (con zio Teo) a nuova star Usa?

Garza e Alibegovic

Che ci farà mai il mitico Teo Alibegovic, per anni star del campionato italiano (poi anche dirigente e allenatore), oltre che recordman per punti con la Slovenia, la sera della vigilia di Ferragosto a vedere Iowa University contro l’All Star Villa Bonin al palaGoldoni? Se lo saranno chiesto i più attenti osservatori e conoscitori di pallacanestro tra gli spettatori presenti, la maggior parte americani arrivati dalle basi Del Din e Ederle, o parenti al seguito della spedizione universitaria statunitense.

Il colpo d’occhio sugli spalti non è granché alla prima del College Basketball Tour (qui la nostra presentazione) per il sesto anno consecutivo sbarcato a Vicenza. “Purtroppo le squadre Ncaa possono venire in Europa solo nel mese di agosto – commenta l’assessore alla sport Umberto Nicolai sugli spalti, affiancato dal vice presidente Fip Veneto ed ex consigliere federale Marcello Crosara – e per gli italiani è un mese sacro. Riuscire a portare anche 200-300 persone a Ferragosto è un ottimo risultato per gli organizzatori. A me spiace che manifestazioni come queste non siano tenute da conto nella classifica delle città sportive de Il Sole 24 Ore…”.

Dopo l’antipasto di Brendola con la piccola università dei Davidson Wildcats, salita agli onori delle cronache negli ultimi anni per la sorpresa Steph Curry, che da semi-sconosciuto è diventato il miglior giocatore mondiale, i vicentini rimasti a casa o in vacanza si sono persi la squadra più rappresentativa del lotto di formazioni Ncaa del 2017 nel capoluogo berico. Quella Iowa che di solito gioca davanti ai 15.400 posti della sua arena, sempre esauriti, e nel suo passato riporta alla mente il mitico coach e prima giocatore, Don Nelson, recordman per presenze nella Nba. Oggi, invece, gli occhi sono puntati sul centrone Luka Garza, per la prima volta in campo con la maglia del college dopo una stagione alla Maret High School di Washington D.C. da 24.6 punti, 11.7 rimbalzi e 2.5 stoppate di media.

Garza con 24 punti e 14 rimbalzi in 23 minuti ha trascinato subito i suoi verso un’altra gara a senso unico, dopo averle suonate nel tour europeo a una squadra dell’A1 tedesca e una selezione di giocatori professionisti a Varese. Poco equilibrio in campo che è un’altra nota dolente della manifestazione, per l’impossibilità in agosto di reperire giocatori all’altezza e schierare formazioni che possano regalare partite più combattute. A brillare con la selezione italiana è stato un aficionados della manifestazione, Stefano Gallea, votato mvp.

È finita con un eloquente 88-49 sul tabellone. “È stata una lunga giornata – ha raccontato nel dopo gara il coach di Iowa Fran McCafferyci siamo svegliati presto per il trasferimento in bus, con fermata a Verona dove c’era tanto caldo durante la visita dei giocatori all’Arena e al balcone di Romeo e Giulietta. Nella partita di stasera non abbiamo tirato bene, ma abbiamo ancora vinto di 39, questo dice molto sulla nostra difesa e il livello di intensità messo in campo. Sono rimasto molto impressionato dai miei ragazzi”.

garza vicenza mvp

Su tutti il freshman Garza, l’unico nome da circoletto rosso del tour Ncaa a Vicenza. A dargli la spinta sugli spalti, oltre che genitori e fratello, anche lo zio… Teo. Sì, perchè il talento di Iowa, con un cognome che sembra italiano ma invece ha origine dalla vicina Slovenia, è il nipote del grande Alibegovic citato in precedenza, che l’11 gennaio di quest’anno ha spento 50 candeline (nella foto sopra mentre si abbracciano sugli spalti nel dopo partita).

Una rimpatriata per una famiglia tutta “baskettara” dato che papà Frank ha giocato per Idaho, la madre Sejla è stata professionista in Europa e il nonno James cestista alle Hawaii.

Da mio padre – racconta Garza – ho preso il tiro e l’etica del lavoro, mentre da mia madre l’intensità difensiva. Poi da mio nonno il gancio cielo, ma ho imparato soprattutto da mio zio Teo: potenza, fisicità e il gestirmi anche fuori dal campo, lo stare in forma e la giusta alimentazione che lo hanno fatto diventare un giocatore dalla lunga carriera da professionista in Europa”.

Non solo giocatore in Europa, Alibegovic, arrivato a Vicenza da Udine dove risiede: quando era giovane Teo ha avuto anche un’esperienza al college, a Oregon State, e suo compagno di squadra era un altro top player Nba come Gary Payton, play dei favolosi Sonics in accoppiata con Shawn Kemp.

Luka, stesso nome e stesso anno di nascita, il 1999, di un altro giovanissimo fenomeno sloveno che ha incantato con la maglia del Real Madrid nelle ultime stagioni, Doncic. Giovani talenti come si spera possa diventare anche l’italiano Pietro Agostini anche lui classe 1999 e giocatore a New York nella high school “Monsignor Scanlan”, quartiere del Bronx. Un giovane di Trieste venuto a Vicenza per conoscere più da vicino Iowa, quella che potrebbe essere la sua prossima destinazione nel mondo universitario, dato che hanno mostrato “interesse e lo seguiranno in futuro” ci dice Ales Masetto, ideatore e vicepresidente del College Basketball Tour, che al palaGoldoni ha portato il suo solito entusiasmo per questo evento.

Giovani che per crescere puntano sulle università americane, mondo non professionistico; ma con una organizzazione da far impallidire anche le principali squadre italiane. Al seguito di Iowa oltre a una quindicina di giocatori ci sono tre assistenti allenatori, un dirigente, un coordinatore video e un assistente amministrativo. Tutto seguito nei minimi dettagli, come la guida fornita agli italiani sulla corretta pronuncia dei nomi dei giocatori.

Quella di Vicenza era l’ultima partita italiana ed europea. Ma il loro sogno a forma di palla spicchi continua.

In un altro “mondo”, gli Usa.

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