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Zandamania/2, sulla Gazzetta che coppia col Gallo

Zandalasini Gazzetta

Una pagina intera sulla Gazzetta dello Sport per una giocatrice di basket donne erano anni che non si vedeva. La Zandamania, con la quale tutti ora stanno scoprendo il talento del Famila Cecilia Zandalasini, conquista un nuovo tassello mediatico, per di più nel giorno dell’accordo milionario da tra un altro fenomeno del basket italiano, Danilo Gallinari e i Los Angeles Clippers, con uno stipendio lordo di 17,6 milioni che lo fanno diventare di gran lunga lo sportivo italiano più pagato.

Doppia paginona di basket sulla rosea per i due maggiori talenti espressi dal basket nostrano negli ultimi anni: uno già affermato negli Usa e che adesso andrà a puntare i playoff Nba con un ruolo da star nella città hollywoodiana; l’altra, come avevamo già scritto, in Wnba ci approderà il prossimo anno, chissà magari anche lei a Los Angeles con quelle Sparks dove ha giocato il suo mito e compagna di squadra a Schio, Chicca Macchi.Gallinari Zandalasini Gazzetta

E chissà che con il Gallo non nasca anche una nuova coppia fuori dal campo, tra i due single d’oro del nostro basket. Con in “cantiere” magari un futuro fenomeno dai geni cestistici dei genitori che potrebbe nascere…

Per ora intanto all’estero Cecilia andrà in Thailandia e Formentera questa estate, prima di tornare nella piccola Schio, dove con la celebrità di queste ultime settimane nulla sarà come prima.

O forse sì, perchè l’ambiente della cittadina scledense è quello giusto per farla rimanere quella ragazza con i piedi per terra che è sempre stata.

Con un futuro sempre più roseo.

 

Di seguito il testo completo dell’intervista sulla Gazzetta:

Più che il talento, indiscutibilmente superiore alla media, è il pensiero ad avvicinare Cecilia Zandalasini all’orbita dei fuoriclasse: “Senza le mie compagne mai sarei riuscita a fare quello che ho fatto”, ovvero diventare una stella del basket europeo, il futuro della Nazionale, il volto più acclamato e ricercato del nostro basket femminile. Vivendo l’estasi, come i fenomeni autentici, nella riconoscenza e non nel senso di onnipotenza. Mike D’Antoni, quando arrivò al Forum per celebrare il ritiro della mitica maglia n°8, chiamò a gran voce tutti i compagni di giorni gloriosi al centro del campo perché, disse, “senza di loro, io non ero nulla”. Ecco, Cecilia, 21 anni, di Broni, ai piedi delle colline dell’Oltrepò pavese, la pensa allo stesso modo, forse solo intuendo quello che tutti sussurrano “di giocatrici come lei ne nasce una ogni venti anni”. Mvp all’Europeo under 20 di un anno fa, si è presentata per la prima volta a quello maggiore da miglior under d’Europa. L’ha concluso eletta nel quintetto delle migliori della competizione, dopo aver trascinato l’Italia al settimo posto, diventandone leader e giocatore simbolo. Intanto se non bastano le parole, i complimenti così come l’improvvisa popolarità, li doma con quel sorriso dolce e discreto.
Cecilia, cosa è cambiato dall’Europeo in poi?
“Che tante persone si sono avvicinate al nostro sport. Ci hanno seguito con grande trasporto. Sui social ho notato la differenza: l’interesse è cresciuto nei nostri confronti. Mi ha fatto piacere, ma non mi ha certo distratto. Il giorno delle partite il cellulare lo spegnevo parecchie ore prima”.

Anche le attenzioni su di lei sono aumentate, non trova?
“Sì, da quando sono tornata a casa mi sono accorta che qualcosa è cambiato. I media mi cercano di più, la gente per strada mi riconosce. A Broni, quando esco con le amiche, le persone mi fermano chiedendomi foto e autografi”.
In campo si sente un leader?
“Forse sì, magari un po’ silenzioso. Ma un leader non si designa a parole, è lo spogliatoio che lo riconosce, a volte, anche senza bisogno di parlare. Comunque quello che abbiamo fatto in Nazionale è frutto di un lungo lavoro collettivo che parte dal ritiro. Per noi contra il gruppo”.
Come ha incrociato il basket?
“La passione l’ha trasmessa alla famiglia papà Roberto, che giocava a Broni. Seguivo tutte le partite di mio fratello Andrea, che ha sette anni più di me, e siccome qualsiasi cosa facesse lui la volevo fare anch’io, ho cominciato. A Broni dal minibasket fino ai 12 anni con un gruppo di amici che poi erano anche quelli di scuola. Eravamo quasi tutti in classe assieme. Dopodiché sono passata al Geas, a Sesto San Giovanni. Minimo tre allenamenti alla settimana, avanti e dietro da Broni. Devo ringraziare mio padre e mamma Paola: per cinque anni mi hanno scarrozzato in tutta la Lombardia”.
Altre persone da ringraziare?
“Giuseppe Zucconi mi ha insegnato i fondamentali da bambina e, al Geas, Cinzia Zanotti: mi ha fatto crescere, e tanto, a livello mentale”.
Quando ha capito di possedere un talento speciale?
“Quando Schio, ovvero il top, mi ha cercato, ho capito di poter giocare al vertice e che il lavoro stava pagando. Io però mi sento molto normale”.

I suoi modelli?
“Kobe Bryant: lo vedevo e cercato di imitarlo in giardino. Tra le donne Diana Taurasi, un mostro, una giocatrice assurda, roba mai vista. L’ho incontrata quest’anno in Eurolega quando, con Schio, abbiamo giocato contro Ekaterinburg. Al ritorno, in casa nostra, ha infilato 5 triple di fila, quando ha sbagliato la sesta si è sentito un boato di sollievo e lei si è messa a ridere. A fine gara mi sono fatta autografare la maglia”.
A proposito di Stati Uniti: è pronta per la Wnba?
“Sì, la prossima estate non ci saranno impegni della Nazionale, se dovesse arrivare una chiamata sono pronta”.
Capitolo Nazionale. L’Italia vale il settimo posto dell’Europeo?
“Discorso delicato. Abbiamo dimostrato di valere di più, anche se parla sempre il campo. Stavolta però ha parlato in tanti modi… Ci riprenderemo ciò che ci spetta, è solo questione di tempo, quella maglia è speciale”.
Oltre al basket cosa c’è?
“Amo disegnare, essere creativa. Mi sono diplomata al liceo scientifico due anni fa, ho provato a seguire un corso universitario online: scienze della comunicazione, ma mi manca il tempo, non ce la posso fare. Quest’estate due viaggi con quattro amiche: in Thailandia e a Formentera”.
Un uno contro uno con…?
“Candace Parker, grande giocatrice, ha vinto tutto e non l’ho ancora incontrata”.
Costruisca la giocatrice perfetta.
“Ha il tiro di Taurasi, la capacità di passare di Laia Palau, che è stratosferica, la forza a rimbalzo di Sonja Petrovic, che me ne ha presi due in testa e non so come abbia fatto. Poi la forza fisica di Angel McCoughtry: è alta come me ma non la sposti, e la forza mentale di Celine Dumerc: ho giocato contro di lei una volta, mi ha colpito la sua leadership e la sua voglia di vincere”.

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