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Tremila euro per un cestista 13enne. La madre: “ricatto”. Badinotti: “se ogni anno se ne vanno…”

L’ennesimo caso di disputa sul cartellino sportivo questa volta ha per protagonista anche una combattiva madre che ha mandato una lunga lettera alle redazioni dei giornali. Dopo un lungo tira e molla è riuscita ad ottenere, pagando tremila euro, il trasferimento del figlio tredicenne ad Arzignano, ma si è scagliata contro la società di basket di Valdagno che aveva reclutato il figlio.

Il tesseramento è diventato arma di ricatto in mano a soggetti senza scrupoli – scrive la signora Nadia ChiappiniI ragazzi e le famiglie hanno diritto di poter scegliere con chi e dove giocare lo sport che amano, compatibilmente con le proprie esigenze personali e famigliari”.

“L’epilogo doloroso di queste squallide storie – aggiunge – è che alla fine spesso i ragazzi mollano lo sport, i cui valori morali diventano discutibili e non certamente un esempio per nuove generazioni. I genitori poi, non sempre sono in grado di difendere fino in fondo i loro figli, mentre dirigenti sportivi locali riaffermano la loro protervia sociale, magari ammantandola di diritto sportivo e etica del comportamento“.

Della vicenda ne abbiamo parlato con il decano degli allenatori vicentini, Bruno Badinotti, (nella foto) oggi proprio tecnico alle giovanili del Valdagno:

Il problema si è riproposto anche in questa stagione con un altro ragazzo, dopo che l’anno scorso sempre un 13enne se n’era andato: i giocatori più forti e promettenti non possono di anno in anno andare da qualche altra parte, nonostante ti sia stato fornito tutto ciò che serve per giocare, bisogna tenere conto anche della società che investe su giocatori. Si dovrebbe poter scegliere dove giocare, ma penso che ci possano essere strade alternative allo scontro“.

Una problematica che da decenni rimane di difficile soluzione. Nel frattempo chissà se questo “campione” di 13 anni un giorno lo vedremo nell’Nba.

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