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Quel palasport senza nome, pitturato dai giocatori

palaGoldoni tramarossa

A Vicenza c’è un palasport, il principale cittadino, che porta da sempre il nome di un veneziano, uno scrittore ai tempi della Repubblica di Venezia, senza particolari meriti sportivi: Carlo Goldoni. Per quale motivo? Semplice, ha preso il nome della via in cui è sorto negli anni ’70.

È che l’amministrazione comunale della città berica in tutti questi anni non ha mai ritenuto opportuno assegnare una denominazione ufficiale, come avviene in tutta Italia, per un impianto che nella sua storia ha ospitato tanti successi, soprattutto femminili, dal basket negli anni ’80, al volley nei duemila. Proprio durante il periodo degli anni d’oro per la pallavolo in città, per alcuni anni aveva assunto il nome di uno sponsor, ma oggi è ancora per tutti PalaGoldoni.

Un palazzetto dello sport che è stato ristrutturato più volte recentemente, con anche l’installazione di antiestetiche protezioni e barriere per delimitare il campo, una rarità negli altri impianti sportivi coperti che non siano quelli usati dall’hockey su pista, sport quest’ultimo che non ha mai messo “rotella” lì dentro, vista la vicina presenza di un impianto ad hoc.

Nonostante gli ammodernamenti, con il limite di capienza sceso a 1700 spettatori, i segni del tempo erano visibili a chiunque sulle pareti dello storico impianto. Così in questi ultimi giorni di luglio, durante la pausa estiva dalle partite, alcuni componenti vicentini della prima squadra della Tramarossa Vicenza in serie B, come Andrea Campiello e Pietro Montanari, insieme ad alcuni volontari, stanno pitturando di bianco i muri interni.

Chissà, magari un giorno il palasport verrà intitolato a uno di loro…

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