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Zona e Conte non bastano: altro +11 buttato nel finale. La “Croce” di coach Venezia

La convincente difesa a zona e la buona prova di un ritrovato Gianmarco Conte (in sostituzione dell’infortunato Daniele Quartieri) non bastano a una Tramarossa che ancora una volta era andata in vantaggio di 11 punti all’inizio dell’ultimo periodo di gioco. È arrivata la quarta sconfitta di fila e le parole pronunciate nell’intervista in settimana da coach Marco Venezia (video a lato) stridono ancora oggi: “dobbiamo recuperare il sorriso, abbiamo perso la fiducia”.

Fiducia che invece non è mai arrivata a pieno per l’esperimento Enrico “Croce” (lo speaker pare abbia dimenticato il suo vero cognome) Crosato in posizione di ala piccola. Arrivato in estate come terzo lungo che uscendo dalla panchina avrebbe dovuto “spaccare” le partite, in precampionato è stato subito dirottato nell’ambizioso esperimento da posto “3” sulla lavagnetta, per lasciare anche spazio al minutaggio di capitan Umberto Campiello sotto i tabelloni.

Le sconfitte nelle amichevoli hanno repentinamente indotto la retromarcia (e ridotto il minutaggio di Campiello), ma nelle ultime partite coach Venezia ha riproposto la soluzione tattica con più frequenza, soprattutto a Bernareggio data l’assenza di Quartieri. Con Crosato in quintetto, insieme a Demartini, Quartieri, A.Campiello e Corral, i cambi sarebbero Conte per gli esterni, Montanari per le ali e U. Campiello per i lunghi. Un assetto consolidato che forse smorzerebbe anche i cambi schizofrenici visti in più di una occasione in queste prime dieci partite di campionato.

Ma il presupposto “amletico” rimane sempre quella posizione di Crosato, un cambiamento per il Charles Barkley delle minors che gli potrebbe aprire anche le porte di lidi superiori, data la sua stazza e la buona mano dai 6.75, oltre che un’arma da sogno per Vicenza.

Ci vuole tempo e pazienza per trovare i meccanismi giusti, del singolo e della squadra. A meno che la “Croce” di Venezia non sia quella di arrivare ancora una volta terzo come il suo predecessore Marco Silvestrucci.

Allora sì che la pressione potrebbe “schiacciare” qualsiasi esperimento.

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