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Renzo Stella, 40 anni dietro le quinte: “crescere insieme”

Oggi è il direttore generale della Pallacanestro Vicenza, targata Tramarossa, il coordinatore dei dirigenti nella società rinata cinque anni fa. Ma dietro c’è una storia nella palla a spicchi vicentina lunga oltre quarant’anni, vissuti sempre dietro le quinte: dagli inizi come addetto stampa, poi giornalista, dirigente e antesignano della figura del procuratore. Uomo schivo, ma loquace e riflessivo, Renzo Stella nel primo giorno del nuovo anno 2018 ha ripercorso per LaBaskettara.com la storia del mondo cestistico vicentino, con gli occhi rivolti al futuro.

La sua storia nel basket vicentino come è iniziata?

Bisogna risalire agli anni ’72-’73, ai tempi della Recoaro (nella foto durante una partita in Basilica Palladiana ndr) poi diventata Americanino, fino a fusione con il Dueville nel ’75-’76. Gli anni più intensi, però, li ho vissuti con il marchio Ferroli, quando si è sfiorata la serie A: un coinvolgimento di pubblico e della città unico, con i protagonisti della rinascita del basket di oggi che allora erano in campo, i vari Canilli, Mascellaro e Campiello padre.

Negli ultimi anni come mai ha deciso di ritornare in modo attivo nel mondo della pallacanestro?

Ho seguito per lunghi anni giocatori e giocatrici straniere attraverso un pool internazionale di procuratori e avevo deciso di fermarmi dopo aver “assaporato” tanto basket; ero un semplice spettatore al palasport, ma mi ha fatto enorme piacere essere stato trainato in questa nuova iniziativa, mi ha ripreso la passione e il “sale” che lo sport mette sempre.

Il futuro della pallacanestro a Vicenza come lo vede?

Il futuro passa attraverso il coinvolgimento di molte più persone, sia per far crescere la cultura sportiva e il pubblico che i settori giovanili: il movimento femminile per decenni è stato il “re”, non solo per tutti i titoli vinti, ma perché c’era una fucina che ha costruito un serbatoio per dare ragazze non solo in provincia, ma in tutta Italia: era la linfa del movimento, è un peccato che si sia disperso.

C’è un problema anche di costi…

Gli anni migliori del basket in città sono stati con imprenditori come Tombel, Dal Bosco, Trivellato, Carraro, Moro, c’era un bel gruppo di persone che però inevitabilmente poi si stancano e manca il ricambio generazionale. D’altronde l’impegno nello sport è sempre oneroso. Nel caso di una nuova società come la Pallacanestro Vicenza nata solo cinque anni fa, le tasse Fip incidono tra il 15 e 20% del bilancio, soprattutto per i parametri Nas, non avendo giocatori propri in uscita: si crea una forbice che con il tempo contiamo di ridurre o pareggiare.

In conclusione qual è il suo augurio per il movimento cestistico berico?

L’augurio è che tutto il movimento provinciale cresca, ci sarebbe un beneficio totale e un esempio per le giovani leve che vogliono emulare i giocatori, riportando partecipazione e passione.

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