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Crisi basket e sport tra Serbia e rivoluzioni

Pubblichiamo questo interessante pensiero di Antonio Buglione, uno della “vecchia guardia” del basket vicentino, prima come giocatore di buon livello e poi come allenatore tra Pallacanestro Vicenza, Berton Dueville e Araceli, e che oggi si occupa di management sportivo. A seguire l’interessante intervista sempre sullo stesso tema pubblicata oggi dal CorSera al manager Cino Marchese che parla anche di Nba

Non c’è da stupirsi troppo sulla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali (qui commento “baskettaro” ndr). E’ solo l’ultimo flop azzurro negli sport di squadra. Il 2017 è stato un anno terribile per tutto il nostro sport, non soltanto il calcio. Quindi, non sappiamo fare più sport di squadra? Mancano stelle, i club puntano poco sulla formazione, ci affidiamo sempre di più alle discipline individuali, su tutte scherma e nuoto, per portare a casa qualche trofeo. Per il resto un fallimento.Basket, Pallavolo, Rugby, Hockey, Pallamano, Pallanuoto, Baseball/Softball, Curling, chiudono i risultati in territorio negativo, con casi eclatanti come il basket dove non saliamo sul podio di una manifestazione importante dal 2004, o il rugby dal 2000 iscritto al Sei Nazioni e “inallatore” di cucchiai di legno. Le analisi potrebbero sprecarsi. Ma ci sono due punti da analizzare: 1- lo sport non crea business; 2- la scuola e lo sport non vanno d’accordo, da sempre.
Sul primo punto, lo sport è ancora visto come intervento sociale nel territorio, come volontariato, come azione sui quartieri, soprattutto a livello giovanile. Cosa si ricava economicamente nel tesserare una squadra del settore giovanile, facciamo di pallamano, pallanuoto o altro? Nulla. Solo spese. Se non c’è un piccolo sponsor si chiude in fretta. I vostri figli pagano per fare attività sportiva, in qualsiasi disciplina. Una volta non era così. Lo sport è un costo. Imprese e imprenditori una volta si avvicinavano per un ritorno di immagine/economico, poi dopo la crisi non si sono più avvicinati, ora si avvicinano solo se animati da passione, oppure se c’è il figlio che gioca in squadra. Ma non pensate al calcio, il calcio è un pianeta a parte e ha regole a parte. Ma perchè succede questo? Perchè lo sport, fin dalla scuola, è una materia relegata a, massimo, due orette a settimana, di 50 minuti. Come l’educazione civica o l’educazione finanziaria. Belle materie, ma non c’è spazio e non ci sono risorse per insegnarle. La chiave sta qui. Non c’è cultura sportiva in Italia. Stop. Ne sono convinto da molto tempo. Si praticano vari sport, ma la cultura sportiva è altra cosa. Ma da chi dobbiamo prendere esempio? Dagli amercani (4/5 discipline obbligatorie dalle high school ai college)? Dagli Inglesi (i fondi per Londra 2012, 2 milioni di sterline, sono stati stanziati attraverso un fondo con partners pubblici e privati e attraverso la lotteria nazionale)? No, prendiamo esempio dalla Serbia, con il suo ottavo degli abitanti dell’Italia. Prima all’Europeo femminile di volley e terza in quello maschile, seconda all’Europeo di basket fra gli uomini e terza al Mondiale di pallanuoto, qualificata da prima nel calcio a Russia 2018. Provare a fare un viaggio a Belgrado per capire…

Cattura

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