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Ius Soli a spicchi: dal bulgaro “vicentino” al nero-Azzurro

Stanislav Bozhenski

In Senato oggi si è arenata, con il ritiro dal calendario parlamentare, lo Ius Soli, la nuova legge sul tema immigrazione e nuove cittadinanze. Per ora, perciò, i bambini figli di immigrati, che sempre oggi anche a Vicenza hanno ripreso a tornare a scuola, continueranno a rimanere cittadini apolidi fino a 18 anni.

Nell’ambito sportivo, però, e in particolare del basket, sono già intervenuti: un caso curioso è avvenuto qualche anno fa proprio a Vicenza con Stanislav Bozhenski, l’ex capitano della Pallacanestro Vicenza che dopo gli anni passati nelle serie minori ha avuto il via libera dalla Fip per giocare in serie B, a due giorni dal via del campionato, attraverso una delibera presidenziale che ha consentito il suo tesseramento. L’ala di nazionalità bulgara classe ’79 ha poi interrotto anticipatamente nella stessa stagione il proprio rapporto con la società vicentina per il poco spazio concessogli in campo…

Stasera con la Nazionale, eliminata dalla “macchina” Serbia, ha brillato in campo ancora una volta un altro “nuovo italiano”, grazie a una delibera ad hoc della Fiba arrivata questa estate. Paul Biligha, neoacquisto della Reyer, la settimana prossima attesa a Vicenza (e ci sarà anche lui, non si sa se in campo però), si è guadagnato minuti e la fiducia di Ettore Messina con il suo approccio combattivo sul parquet e il suo attaccamento alla maglia azzurra.

Il colore della pelle e le sue origini camerunensi faranno storcere il naso a chi è contrario allo Ius Soli e all’immigrazione, in un Paese in cui Carlton Myers (atteso a Vicenza per suo figlio il primo ottobre), portabandiera alle Olimpiadi del 2000, denunciò anche alcuni episodi di razzismo.

 Biligha in Italia ci è cresciuto e, come dimostrato in campo, si sente pienamente italiano: “Qui ci sono nato e la sento come casa mia – ha detto a laRepubblica – anche se in Africa ci tornai, e ci feci pure il liceo. Ma per giocare a basket, come ho scelto di fare lasciando perdere il calcio, perché avevo due piedi orrendi, serviva essere qui“.

Qui, dove solo grazie alla palla a spicchi  è riuscito a diventare un “vero” italiano.

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