La macchina organizzativa era già ben avviata, con Vittorio Gastaldello come di consueto in prima linea (nelle foto il prototipo della maglietta celebrativa). L’occasione era quella di celebrare anche i successi del basket vicentino maschile e una sua figura basilare, Bruno Badinotti, scomparso un anno fa.
Le notizie arrivate come un fulmine a ciel sereno da Brescia stanno però creando gran clamore in tutta Italia e sono alla base dell’annullamento dell’evento che era in fase di definizione per settembre al palasport “Città di Vicenza”. In più è arrivata la sorprendente finale Scudetto dell’altra squadra contattata, la Reyer Venezia, che da vice Campioni d’Italia dovranno virare su incombenze superiori nella preparazione estiva.
La vicenda della Leonessa Brescia emersa sui giornali in questi ultimi giorni è però eclatante, con la sparizione di una società che negli ultimi anni era arrivata ai vertici del basket italiano. Prima l’acquisto del titolo sportivo dell’avvocato californiano ex proprietario di Trieste, Paul Matiasic, poi il Consiglio federale Fip ha ratificato il cambio di sede a Roma per il progetto del grande ritorno del basket nella Capitale, beatificato da Luka Doncic e dal primo acquisto di Nico Mannion.
Intanto si profila per la Leonessa l’acquisizione di un titolo in serie B Nazionale (Jesi è saltata).
Brescia potrebbe tornare perciò sui legni del PalaGoldoni per sfidare Vicenza.
Il giorno dopo l’operazione è intervenuta la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, con un deciso comunicato che riportiamo integralmente:
“Ogni imprenditore è libero di compiere le scelte che ritiene più opportune, rispetto ai propri investimenti. È un principio che appartiene all’autonomia d’impresa e che nessuno mette in discussione.
Ma una città ha lo stesso diritto di valutare quelle decisioni e, soprattutto, il modo in cui sono state prese e comunicate. Come ha detto Mauro Ferrari, non sono mai stata informata della vendita ed è stato un errore da parte sua. Quando una squadra diventa parte dell’identità di un territorio, non si sta amministrando soltanto un patrimonio sportivo, si sta custodendo una fiducia collettiva, che in questo caso è venuta meno.
A Ferrari va riconosciuto di aver contribuito ai più importanti risultati della storia del basket bresciano. Successi che sono stati possibili anche grazie a una città che ha creduto in quel progetto: ai tifosi che hanno riempito il PalaLeonessa, alle imprese che lo hanno sostenuto, alle istituzioni che hanno investito nello sport, a una comunità che ha fatto sentire la squadra parte della propria storia.
Per questo Brescia meritava un epilogo diverso, più trasparente, più rispettoso e più coerente con il rapporto costruito in questi anni.
Trovo miope e faziosa la ricostruzione dell’opposizione, che prova a utilizzare questa vicenda per mettere sotto accusa gli investimenti pubblici nello sport. L’Amministrazione non ha mai messo risorse per favorire un imprenditore, lo ha fatto sempre e solo per la città.
Le infrastrutture pubbliche non appartengono a una società, né seguono le decisioni di un singolo. Restano qui, servono e serviranno allo sport bresciano, qualunque sia la maglia che scenderà in campo.
Se il basket ripartirà, troverà un’Amministrazione pronta a fare la propria parte, come ha sempre fatto. Brescia, però, merita un percorso che scelga di crescere insieme alla comunità, condividendone responsabilità, ambizioni e futuro.
Quando la fiducia viene meno bisogna trovare il modo di ricostruirla, il nostro territorio ha già dimostrato di avere idee e risorse, lavoreremo affinché anche in questo caso si possa dare vita a un progetto credibile, valutando tutte le possibilità, come abbiamo fatto con il Brescia calcio. Al più presto convocherò un tavolo con tutte le risorse che in questi anni hanno contribuito a rendere grande il basket bresciano e incontrerò i tifosi”.
La macchina organizzativa era già ben avviata, con Vittorio Gastaldello come di consueto in prima linea (nelle foto il prototipo della maglietta celebrativa). L’occasione era quella di celebrare anche i successi del basket vicentino maschile e una sua figura basilare, Bruno Badinotti, scomparso un anno fa.
La vicenda della Leonessa Brescia emersa sui giornali in questi ultimi giorni è però eclatante, con la sparizione di una società che negli ultimi anni era arrivata ai vertici del basket italiano. Prima l’acquisto del titolo sportivo dell’avvocato californiano ex proprietario di Trieste, Paul Matiasic, poi il Consiglio federale Fip ha ratificato il cambio di sede a Roma per il progetto del grande ritorno del basket nella Capitale, beatificato da Luka Doncic e dal primo acquisto di Nico Mannion.
Intanto si profila per la Leonessa l’acquisizione di un titolo in serie B Nazionale (Jesi è saltata).
Brescia potrebbe tornare perciò sui legni del PalaGoldoni per sfidare Vicenza.
Il giorno dopo l’operazione è intervenuta la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, con un deciso comunicato che riportiamo integralmente:
“Ogni imprenditore è libero di compiere le scelte che ritiene più opportune, rispetto ai propri investimenti. È un principio che appartiene all’autonomia d’impresa e che nessuno mette in discussione.
Ma una città ha lo stesso diritto di valutare quelle decisioni e, soprattutto, il modo in cui sono state prese e comunicate. Come ha detto Mauro Ferrari, non sono mai stata informata della vendita ed è stato un errore da parte sua. Quando una squadra diventa parte dell’identità di un territorio, non si sta amministrando soltanto un patrimonio sportivo, si sta custodendo una fiducia collettiva, che in questo caso è venuta meno.
A Ferrari va riconosciuto di aver contribuito ai più importanti risultati della storia del basket bresciano. Successi che sono stati possibili anche grazie a una città che ha creduto in quel progetto: ai tifosi che hanno riempito il PalaLeonessa, alle imprese che lo hanno sostenuto, alle istituzioni che hanno investito nello sport, a una comunità che ha fatto sentire la squadra parte della propria storia.
Per questo Brescia meritava un epilogo diverso, più trasparente, più rispettoso e più coerente con il rapporto costruito in questi anni.
Trovo miope e faziosa la ricostruzione dell’opposizione, che prova a utilizzare questa vicenda per mettere sotto accusa gli investimenti pubblici nello sport. L’Amministrazione non ha mai messo risorse per favorire un imprenditore, lo ha fatto sempre e solo per la città.
Le infrastrutture pubbliche non appartengono a una società, né seguono le decisioni di un singolo. Restano qui, servono e serviranno allo sport bresciano, qualunque sia la maglia che scenderà in campo.
Se il basket ripartirà, troverà un’Amministrazione pronta a fare la propria parte, come ha sempre fatto. Brescia, però, merita un percorso che scelga di crescere insieme alla comunità, condividendone responsabilità, ambizioni e futuro.
Quando la fiducia viene meno bisogna trovare il modo di ricostruirla, il nostro territorio ha già dimostrato di avere idee e risorse, lavoreremo affinché anche in questo caso si possa dare vita a un progetto credibile, valutando tutte le possibilità, come abbiamo fatto con il Brescia calcio. Al più presto convocherò un tavolo con tutte le risorse che in questi anni hanno contribuito a rendere grande il basket bresciano e incontrerò i tifosi”.
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