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Alla fine torna il 68enne Aldo Corno: due coach hanno rifiutato

Ecco l’annuncio del comunicato ufficiale VelcoFin Vicenza di venerdì sera 1 giugno

E’ il terzo capitolo di una storia d’amore che ha radici lontane nel tempo. Mai scontata o banale, sempre appetita e appetibile. Lasciarsi e ritrovarsi, un arrivederci basta e avanza a mantenere annodato il filo della stima sincera che unisce i protagonisti nell’attesa di un nuovo incontro. E dodici mesi dopo la sconfitta con Bologna, che precluse a Vicenza la possibilità di giocarsi lo spareggio per la promozione in A1, la storia, quella storia, riprende vita e vigore. Magari riveduta e corretta, verrebbe da dire scherzandoci un po’ su, dato che, allora, Aldo Corno deambulava a fatica con il piede destro ingabbiato nel tutore per la rottura del tendine d’Achille, mentre oggi l’attrezzo ortopedico fa bella mostra di sé avvolgendo l’estremità sinistra. Medesimo problema fisico, ma all’altro piede, nello stesso giorno e un anno più tardi. Grasso che cola per quanti amano la cabala e giocare con i numeri. Ma il quasi sessantottenne nocchiero romano, che riprende il timone di una VelcoFin assolutamente diversa da quella salutata nel Maggio 2017, anche e soprattutto per le conseguenze dell’infortunio, non solo sembra non curarsi dell’immediato, ma guarda già al nuovo campionato in arrivo, badando subito ad ottimizzare i tempi nello stilare il programma di lavoro: confronto con tutte le giocatrici, valutazione delle stesse, finestra aperta, anzi, spalancata, su un mercato che ancora si muove sottotraccia. Insomma, il Corno terza edizione che guarda in faccia la nuova sfida è, davvero, carico come mai lo si era visto prima. D’altro canto, se uno ha portato a casa 12 scudetti, 6 Coppe Campioni, 6 Coppe Italia, 6 Supercoppe e un Mondiale per Club, trofei ottenuti alla guida di Vicenza e Como e senza dimenticare le 2 Coppe Ronchetti con Schio, un motivo ci deve pur essere.

Potrei chiedere.. a che punto eravamo rimasti – è l’incipit del Corno pensiero – perché mi ero fermato alla finale, persa per una scivolata, solo ed esclusivamente per motivi fisici. Allora l’infortunio fu davvero pesante e dovetti abbandonare un progetto che era quasi giunto al termine. Decise il destino ed è giusto così. Forse non eravamo ancora pronti per il salto di categoria. Ripartiamo da lì, naturalmente con una certa attenzione. Anche se – sorride – il mio incarico non era… previsto. Dovevo ritornare come direttore tecnico: trattative non concluse o che, probabilmente, non avevano convinto in pieno la società hanno fatto sì che la dirigenza mi proponesse di riassumere la guida tecnica della squadra. A quel punto dovevo guardare dentro di me. L’anno di sosta mi ha rigenerato, ho messo a posto anche l’altro tendine e la voglia di allenare c’è tutta, ritornata alla grande. Spero che VelcoFin sia sempre vicino al sodalizio e così gli altri sponsor, Volcar e Lafer in testa ai quali sarebbe importante ne seguissero altri. E che tutti sappiano sostenere il nostro general manager Mario Bedin: la mia presenza è anche in quell’ottica, è una questione di affetto, per un’altra società non lo avrei fatto. Con la stagione che va a iniziare colleziono il decimo anno a Vicenza, superando così anche il periodo Comense. Per me ha grandissimo valore. Qui le basi sono importanti, mi è stato chiesto un aiuto, ma per accettare dovevo sentirmi pronto a farlo. Ora lo sono. La squadra? La base è composta da ragazze interessanti e ha fatto un buon campionato. Bisogna migliorare il mix tra giovani e ‘vecchie’, l’ambizione non manca, da lì ripartiremo: il progetto continua e con la società valuteremo tempi e obbiettivi. E la prima cosa da fare è costruire il team, partendo dalle giocatrici già in biancorosso e dal budget a disposizione. In base a quello lavoreremo. Noi allenatori della vecchia guardia abbiamo un pregio: sappiamo insegnare i fondamentali. E avere una squadra da plasmare è l’ideale. Basta scegliere con cura, inserire una straniera giovane, di qualità, e migliorare. Come? Allenandole bene. Se, in corso d’opera, le risorse dovessero aumentare e si presentasse l’opportunità di ampliare l’organico, saremo ben felici di farlo. Nella VelcoFin attuale c’è qualche ragazza che conosco bene e che mi terrò ben stretta, alcune delle giovani sono molto interessanti, dal mercato straniero pescheremo certamente una buona giocatrice, anche sotto il profilo dei costi. Non facciamo proclami, voglio solo dire che allestiremo una squadra di discreto livello, come richiesto dalla società”.

Scegliere coach Corno – spiega il general manager Mario Bedinè stata un’operazione naturale e… casuale. Con Aldo siamo sempre rimasti in contatto, incontrandoci anche a qualche partita. Come detto, il ruolo che avevamo in mente era quello di direttore tecnico: ne ero assolutamente felice, i due anni trascorsi assieme mi avevano permesso di conoscere e apprezzare la persona, prima ancora che il professionista. La società aveva deciso di non dare continuità alla collaborazione con Jonata Chimenti, avevamo già definito una nuova figura tecnica, ma l’operazione si è arenata a fronte di imprescindibili motivi familiari della persona in questione. Una seconda trattativa, che era vicinissima alla definizione, non è poi andata in porto: proprio quel giorno ero a cena con Aldo e per me è stato istintivo chiedergli di tornare in panchina per guidare la squadra. La risposta è stata immediata, positiva ed entusiasta: siamo pronti ad iniziare”.

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