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Keys quinta lunga al Famila? Intanto torna in Nazionale e ricorda il passato: “in A2 pensavano fossi americana”

In casa Famila sono già state annunciate due lunghe di spessore prelevate dalla Reyer Venezia: Martina Bestagno e Astou Ndour. Dagli spifferi societari ne è stata assicurata ad alcuni tifosi un’altra, la star di Eurolega Amanda Zahui e nei giorni scorsi Francese sul GdV ha lanciato anche il nome della 24enne americana Sierra Campisano. Nel pacchetto interno di Schio unica confermata è stata Jasmine Keys che dopo la partenza di Charli Collier è diventata il centro titolare in Italia ed Eurolega con ottime prestazioni, anche statistiche, soprattutto nella parte centrale della stagione.

Uno scudetto e la final 4 europea sfiorata con Keys che è tornata anche in Nazionale e domani giocherà con la Slovenia, per il primo impegno del torneo internazionale “Città di Cividale del Friuli”. Le Azzurre poi affronteranno la Spagna domenica 19 giugno. Tutte le partite, compresa Spagna-Slovenia in programma il 18, si giocano alle ore 19.00 al PalaGesteco e saranno trasmesse in diretta sul canale Twitch di Italbasket (www.twitch.tv/italbasketofficial). Rispetto al raduno di Chianciano Terme, oltre a Keys, ci saranno Francesca Pasa (prima convocazione per lei), Martina Kacerik e Beatrice Attura.

La 25enne numero zero, vicentina doc, a Schio dovrà dividersi i minuti con tre straniere (aumentate da quest’anno a 4 in A1) e la compagna azzurra Bestagno e rischia di finire di nuovo quinta lunga al Famila. Laurea in psicologia e figlia di Randolph Keys, ex Nba e Verona dei tempi d’oro, si è confidata nel numero 35 del mensile Pink Basket, rivelando alcuni aspetti curiosi a partire da suo padre: “Lui ha sempre vissuto in America. È partito quando avevo un anno e mezzo, dopo aver giocato qualche stagione in Italia. Io ho iniziato a giocare per caso. Praticando i primi sport verso i sei anni, ma nessuno mi entusiasmava più di tanto. La scelta ricadde sulla pallacanestro semplicemente perché già ci giocava un mio amico. Feci una prova e da lì è cominciato tutto. Ad Altavilla Vicentina”.

Poi i suoi trascorsi, prima di San Martino: “Ho giocato un anno a Vicenza in A2, ma non era andato granché bene. Sono stata infortunata e non mi sono trovata con la Società. In precedenza c’erano stati sei anni a Montecchio Maggiore”.

Quindi la chiamata di Schio: “In realtà era arrivata già dopo il secondo anno. Ma avevo rifiutato. E col senno di poi ho fatto bene, perché la terza stagione a San Martino mi è servita molto: dopo aver lavorato in A1 e A2, mi sono conquistata il posto da titolare in prima squadra, giocando più minuti, accumulando esperienza, e sono cresciuta come giocatrice e come atteggiamento in campo. Non mi sentivo pronta per fare il passo a Schio, una realtà completamente differente”.

“Io sono molto dura con me stessa e insicura. Spesso mi viene da pensare: “Cosa ci faccio qui con tutte queste atlete che hanno vinto scudetti, europei, medaglie olimpiche?”. Una cosa che mi ha messo in difficoltà, specie il secondo anno, ma che ho preso come stimolo per crescere e migliorare. Non è perché una arriva a Schio che il lavoro finisce. Anzi è il contrario”.

Due stagioni con Pierre Vincent, quella attuale con Dikaioulakos. Quali le differenze? “Due allenatori opposti, li apprezzo entrambi. Pierre, a mio giudizio, è un allenatore perfetto per giocatrici professioniste e grandi, in due anni ho imparato come stare al mondo. Lui è calmo, molta tecnica, movimenti sotto canestro, un lavoro che sentivo sulle mani, la percezione del pallone, un lavoro di tattica, spaziature, tanti step in su. Il secondo anno un po’ più difficile perché avevo tante straniere davanti e come detto non sono sicura di me stessa. Quest’anno è un gioco totalmente diverso. Molto aggressivo, di velocità. Ci sono poche lunghe, e c’è molto spazio per me e Olbis Futo Andrè. Il lavoro degli anni precedenti adesso è molto utile. Ci siamo fatte trovare pronte. Mi adatto alle situazioni, al gioco che serve“.

Come è stato l’esordio in Eurolega? “Non me ne sono resa conto subito. Ho giocato parecchio ma non ci pensavo. È una competizione molto diversa dal campionato, la palla pesa di più. Ero tesa con una tensione positiva. Il fatto che si giocasse in casa ha aiutato. Schio mi ha accolta bene, anche se qualcuno si è chiesto più volte se fossi straniera”.

Ti capita spesso? “Una volta alla presentazione della squadra, ero in A2, tutti pensavano che fossi la nuova americana. Ero giovanissima. Uno sponsor si presenta, mi stringe la mano e mi fa “Piacere”. Io rispondo “Piacere, buongiorno”. Lui si gira verso un dirigente e gli dice “Però, parla bene l’italiano”. Questo è il quadro“.

Infine tra li stralci che abbiamo scelto, la giocatrice più forte che ha incontrato: “Gabby Williams di Sopron. L’ho marcata a Montpellier, un 3 con un fisico pazzesco, che fa di tutto. Non so quanti punti mi ha messo in testa”.