“Sono orgogliosa di Simone“. Così Amalia “Malì” Pomilio ha celebrato la commovente impresa Azzurra di Belgrado. Suo figlio Simone Fontecchio, a tratti immarcabile, è stato uno degli alfieri di Meo Sacchetti che voleranno alle Olimpiadi di Tokyo lasciando a casa i vice campioni olimpici uscenti della Serbia.
Una scuola che da decenni sforna talenti di primo livello a ripetizione, ha subito una lezione di basket dalla banda Azzurra. Fontecchio a 25 anni è sbocciato definitivamente ed è mamma Malì che gli ha trasmesso la passione smisurata per la palla a spicchi. Lei campionessa con l’As Vicenza, due scudetti e due coppe dei campioni vinte a fine anni ’80, oltre cento presenze in Nazionale e un Europeo disputato, una laurea in lingue e poi una carriera da team manager, giornalista e allenatrice. Il nonno di Simone, padre di Malì, è stato anche lui un giocatore di basket, ha vestito la maglia azzurra e giocato a Roma.
Il padre di Fontecchio, Daniele, invece vinse un argento europeo indoor a Madrid nei 60 ostacoli e corse i 110 hs in 13”66 diventando sei volte campione d’Italia assoluto. Nel 1984, a 23 anni, fu semifinalista ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Malì ora vive da anni con Lino Lardo, altro ex giocatore per un anno a Vicenza, ct dell’Italdonne e allenatore di lungo corso ad alto livello.
“Andare allo stadio, correre… era noioso”, disse da piccolo Simone. Per questo ha scelto come il fratello maggiore Luca, cestista di buon livello tra A2 e serie B, di darsi alla pallacanestro. Tra l’altro anche il cugino di Malì, Amedeo Pomilio, è stato oro olimpico nella pallanuoto a Barcellona 1992.
Una famiglia di sportivi, ma i successi più rilevanti li ha avuti Pomilio in maglia Vicenza. Quando Antonio Concato se ne andò, rimase molto colpita anche lei: “resterà nel mio cuore, così con la sua coca cola in mano e il sorriso sul viso. Un grande gazie per tutto quello che ha fatto per il basket femminile, grazie per l’infinito affetto che ha avuto per tutte le giocatrici“.
Ora tocca a Simone raggiungere i successi di mamma Malì.
“Sono orgogliosa di Simone“. Così Amalia “Malì” Pomilio ha celebrato la commovente impresa Azzurra di Belgrado. Suo figlio Simone Fontecchio, a tratti immarcabile, è stato uno degli alfieri di Meo Sacchetti che voleranno alle Olimpiadi di Tokyo lasciando a casa i vice campioni olimpici uscenti della Serbia.
Una scuola che da decenni sforna talenti di primo livello a ripetizione, ha subito una lezione di basket dalla banda Azzurra. Fontecchio a 25 anni è sbocciato definitivamente ed è mamma Malì che gli ha trasmesso la passione smisurata per la palla a spicchi. Lei campionessa con l’As Vicenza, due scudetti e due coppe dei campioni vinte a fine anni ’80, oltre cento presenze in Nazionale e un Europeo disputato, una laurea in lingue e poi una carriera da team manager, giornalista e allenatrice. Il nonno di Simone, padre di Malì, è stato anche lui un giocatore di basket, ha vestito la maglia azzurra e giocato a Roma.
Il padre di Fontecchio, Daniele, invece vinse un argento europeo indoor a Madrid nei 60 ostacoli e corse i 110 hs in 13”66 diventando sei volte campione d’Italia assoluto. Nel 1984, a 23 anni, fu semifinalista ai Giochi Olimpici di Los Angeles. Malì ora vive da anni con Lino Lardo, altro ex giocatore per un anno a Vicenza, ct dell’Italdonne e allenatore di lungo corso ad alto livello.
“Andare allo stadio, correre… era noioso”, disse da piccolo Simone. Per questo ha scelto come il fratello maggiore Luca, cestista di buon livello tra A2 e serie B, di darsi alla pallacanestro. Tra l’altro anche il cugino di Malì, Amedeo Pomilio, è stato oro olimpico nella pallanuoto a Barcellona 1992.
Una famiglia di sportivi, ma i successi più rilevanti li ha avuti Pomilio in maglia Vicenza. Quando Antonio Concato se ne andò, rimase molto colpita anche lei: “resterà nel mio cuore, così con la sua coca cola in mano e il sorriso sul viso. Un grande gazie per tutto quello che ha fatto per il basket femminile, grazie per l’infinito affetto che ha avuto per tutte le giocatrici“.
Ora tocca a Simone raggiungere i successi di mamma Malì.
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