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Legge Zan e omosessualità, Sottana: “Dio ci ha creati diversi, i gay chiedono a me consiglio”

La giocatrice del Famila Schio Giorgia Sottana, compagna dentro e fuori dal campo di Kim Mestdagh, entrambe fermate dal covid nell’ultima partita prima di Pasqua, ha deciso di intervenire sulla tanto discussa legge Zan, parlamentare veneto tra l’altro, in tema di omofobia, tra un prete che non benedice le palme e un vescovo che chiede ai fedeli di pregare contro l’approvazione.

Sull’intreccio chiesa-fede-amore il pensiero di Sottana lo ha espresso chiaramente sul suo blog anche perché ha raccontato della valanga di domande che ogni tanto la assalgono: “mi ha fatto ricordare una serie di messaggi che ho ricevuto su Instagram di ragazzi/ragazze, più o meno giovani, che lottavano con la loro fede perché appunto gay, chiedendo a me consiglio, nonostante io stessa fossi intrigata a trovare le mie risposte“.

Domande del tipo: ma Dio mi ama lo stesso? Andrò all’inferno?”. O, ancora peggio: “posso io credere in Dio nonostante provi amore per una persona del mio stesso sesso? Oppure, per questo, devo aggrapparmi ad altre fedi nonostante nel mio cuore spinga forte quella Luce che arriva da Lui?”

“La Legge Zan – spiega Sottana – è sicuramente volta a tutelare una parte di comunità che spesso e volentieri ha subito atti di odio e violenza, anche fisica. Una violenza che non è un’opinione, è solo un atto di puro odio, un atto di estrema incomprensione, un atto che resta fine a se stesso perché non migliora nessuno: lascia solo cicatrici in chi subisce. La Legge Zan non tutela solo i gay o i trans, ma tutte le vittime bullizzate o pestate per il proprio orientamento sessuale: etero compresi”.

“La Legge Zan – continua – non vieta di esprimere un’opinione, e se tu pensi che nel concetto di “famiglia” -per esempio- sia necessaria la figura paterna e materna, puoi dirlo senza finire in carcere o beccarti la multa. Sarebbe bello se tutti ci ricordassimo che è giusto e lecito avere opinioni diverse, e anche su questi argomenti difficili è normale pensarla in un modo diverso”.

“Dopotutto Dio ci ha creati diversi – conclude – ognuno col proprio cuore, il proprio cervello e la propria esperienza, e come comunità dovremmo ricordarcelo e saperlo accettare“.