ll 14 novembre 2019, mentre era in campo a Cagliari con la maglia della Nazionale contro la Repubblica Ceca, Martina Crippa ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore e del collaterale mediale del ginocchio destro. In mezzo l’angoscia da Covid-19 e insieme il terrore di non poter uscire dal proprio infortunio senza strascichi. Le cose in realtà sono poi andate per il meglio: Crippa è già tornata protagonista a Schio e in Nazionale. Ha raccontato alla Fip la sua esperienza:
Cosa ricordi dell’inizio del lockdown?
«Ero a casa a Monza con la mia famiglia, tornata a casa per conoscere Lavinia, la mia seconda nipotina appena nata. Quando in televisione hanno dato la notizia della chiusura della Lombardia e di altre ragioni. Sembrava davvero una situazione irreale. Insieme alla dirigenza di Schio, abbiamo deciso che la cosa migliore fosse quella di rimanere a casa».
Quanto il lockdown ha condizionato il recupero?
«Ho dovuto aspettare qualche mese in più prima di correre e prima di giocare con veri contatti. Sono stata fortunata perché a marzo, quando è iniziato il lockdown, ero già a metà della mia riabilitazione. Conclusi i primi tre mesi, non avevo più bisogno di terapie giornaliere».
Immagino si lavorasse a distanza.
«Mi ha seguito Davide Pacor, il fisioterapista della Nazionale e dell’EuroBasket Roma: con lui ho iniziato la riabilitazione già dal giorno dell’operazione. Ho creato una piccola ”palestra” in una sala comune nel condominio dove abito, con attrezzi che uso di solito in estate per allenarmi. Con Davide ci sentivamo ogni giorno, mi dava indicazioni sul tipo di esercizi e sul lavoro da fare, controllava a distanza il ginocchio e i progressi dei miei muscoli».
Quanto era difficile rimanere in casa, tra mille paure, ed essere costretti a lavorare per recuperare dall’infortunio?
«Avevo paura di non allenarmi abbastanza o di non eseguire correttamente gli esercizi. Mi hanno aiutato le videochiamate con le nipotine, con la famiglia e con le amiche. Aver vissuto quel periodo con i miei genitori mi ha aiutato, sono stati di grande sostegno in quei momenti. La sera, quando sentivamo le notizie del TG, mi rendevo conto che la cosa più importante fosse che la mia famiglia e le persone a cui volevo bene fossero in salute. Tutto il resto, ginocchio compreso, si poteva sistemare col tempo e con un po’ di lavoro in più».
C’è stato un momento in cui hai davvero avuto paura di non farcela?
«Sono stati tanti i giorni in cui ho pensato di non riuscire a recuperare al 100%, tanti i giorni in cui mi sono allenata con minore intensità perché demotivata e piena di dubbi. Però bastava una chiacchierata con Davide e lui riusciva a trasmettermi la forza per non mollare, la fiducia che sarebbe andato tutto bene. Aveva ragione lui».
Quanto è stato bello tornare a giocare?
«Emozionante. Dopo mesi di sacrifici, anche durante il periodo estivo nel quale sono stata seguita da Francesca Zara, è stato bellissimo ricominciare a giocare. Non mi ero resa conto di quanto mi fosse mancato il basket fino al primo allenamento».
Quanto questa esperienza ti ha fatto crescere?
«L’infortunio è un’esperienza che ti porta ad affrontare mille paure e a superare ostacoli con una forza che non avresti immaginato di avere».
ll 14 novembre 2019, mentre era in campo a Cagliari con la maglia della Nazionale contro la Repubblica Ceca, Martina Crippa ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore e del collaterale mediale del ginocchio destro. In mezzo l’angoscia da Covid-19 e insieme il terrore di non poter uscire dal proprio infortunio senza strascichi. Le cose in realtà sono poi andate per il meglio: Crippa è già tornata protagonista a Schio e in Nazionale. Ha raccontato alla Fip la sua esperienza:
Cosa ricordi dell’inizio del lockdown?
«Ero a casa a Monza con la mia famiglia, tornata a casa per conoscere Lavinia, la mia seconda nipotina appena nata. Quando in televisione hanno dato la notizia della chiusura della Lombardia e di altre ragioni. Sembrava davvero una situazione irreale. Insieme alla dirigenza di Schio, abbiamo deciso che la cosa migliore fosse quella di rimanere a casa».
Quanto il lockdown ha condizionato il recupero?
«Ho dovuto aspettare qualche mese in più prima di correre e prima di giocare con veri contatti. Sono stata fortunata perché a marzo, quando è iniziato il lockdown, ero già a metà della mia riabilitazione. Conclusi i primi tre mesi, non avevo più bisogno di terapie giornaliere».
Immagino si lavorasse a distanza.
«Mi ha seguito Davide Pacor, il fisioterapista della Nazionale e dell’EuroBasket Roma: con lui ho iniziato la riabilitazione già dal giorno dell’operazione. Ho creato una piccola ”palestra” in una sala comune nel condominio dove abito, con attrezzi che uso di solito in estate per allenarmi. Con Davide ci sentivamo ogni giorno, mi dava indicazioni sul tipo di esercizi e sul lavoro da fare, controllava a distanza il ginocchio e i progressi dei miei muscoli».
Quanto era difficile rimanere in casa, tra mille paure, ed essere costretti a lavorare per recuperare dall’infortunio?
«Avevo paura di non allenarmi abbastanza o di non eseguire correttamente gli esercizi. Mi hanno aiutato le videochiamate con le nipotine, con la famiglia e con le amiche. Aver vissuto quel periodo con i miei genitori mi ha aiutato, sono stati di grande sostegno in quei momenti. La sera, quando sentivamo le notizie del TG, mi rendevo conto che la cosa più importante fosse che la mia famiglia e le persone a cui volevo bene fossero in salute. Tutto il resto, ginocchio compreso, si poteva sistemare col tempo e con un po’ di lavoro in più».
C’è stato un momento in cui hai davvero avuto paura di non farcela?
«Sono stati tanti i giorni in cui ho pensato di non riuscire a recuperare al 100%, tanti i giorni in cui mi sono allenata con minore intensità perché demotivata e piena di dubbi. Però bastava una chiacchierata con Davide e lui riusciva a trasmettermi la forza per non mollare, la fiducia che sarebbe andato tutto bene. Aveva ragione lui».
Quanto è stato bello tornare a giocare?
«Emozionante. Dopo mesi di sacrifici, anche durante il periodo estivo nel quale sono stata seguita da Francesca Zara, è stato bellissimo ricominciare a giocare. Non mi ero resa conto di quanto mi fosse mancato il basket fino al primo allenamento».
Quanto questa esperienza ti ha fatto crescere?
«L’infortunio è un’esperienza che ti porta ad affrontare mille paure e a superare ostacoli con una forza che non avresti immaginato di avere».
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