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Mascellaro, zitto e parla: “a Vicenza campanilismo”

Il ds della Pallacanestro Vicenza, Lino Mascellaro, dopo l’intervista al GdV ne ha rilasciata una anche a Vvox.it, che vi riportiamo a seguire. Continua, perciò, la prepotenza nei confronti della nostra testata giornalistica, alla quale è stata negata l’intervista mesi fa. E nessuna risposta nemmeno alle ulteriori cinque domande che gli abbiamo posto recentemente. Quale sarà mai la paura di fondo? Qualcosa di strano c’è.

Ecco l’intervista a firma Gianni Poggi.

Da cinque anni sta inseguendo un sogno: portare la Pallacanestro Vicenza che ha fondato con cinque soci nel 2012, dalla D alla A. Tre promozioni consecutive hanno portato la squadra in serie B, dove quest’anno gioca la terza stagione. Lino Mascellaro è il ds di Tramarossa Vicenza e, soprattutto, è stato un grande giocatore. Molto precoce, a 15 anni passa dall’Araceli al settore giovanile della All’Onestà Milano, con cui esordisce in serie A. Veste poi le maglie di società gloriose come Simmenthal, Brescia, Brill Cagliari e chiude la attività a Vicenza.

La Reyer sarà protagonista anche nel campionato in corso?
Sicuramente. Lo sta già facendo, del resto. Per di più c’è anche la prospettiva del nuovo palasport.

Una sola squadra in A, due in A2, altrettante in B. Non è un po’ ridotta la rappresentanza veneta nella pallacanestro che conta?
La storia dei club della regione non è stata così lineare. La Reyer e la Scaligera erano fallite, la Benetton Treviso ha chiuso nel 2006, nomi storici come Petrarca, Montebelluna e Mestre pure. Vicenza ha ceduto i diritti della A2 alla Snaidero Udine nel 2000. Insomma si è passati attraverso rifondazioni e ridimensionamenti. La Benetton ad esempio ha tenuto solo il settore giovanile. Il Veneto non è la Lombardia, le imprese non danno una grossa mano allo sport.

Quanto hanno contato certi sponsor per il rilancio delle squadre venete?
Sono stati fondamentali per Reyer, Scaligera e Universo Treviso che grazie a Umana, Tezenis e De’ Longhi sono riusciti a risalire ai vertici.

C’è un certo black out anche fra giocatori e allenatori.
Il Veneto ha dato al basket nazionale grandissimi atleti: Meneghin, Giomo, Flaborea, Carraro, per fare qualche nome. Però è vero che da 10-15 anni giocatori veneti di quel livello non ce ne sono più stati. Le cose sono cambiate rispetto ai miei tempi in cui la nostra vita era impostata su scuola-oratorio-allenamento. I giovani adesso hanno molte alternative. È così anche per altri sport. Aggiungo anche che sono sempre meno i giocatori con il fuoco dentro, con la voglia di arrivare.

Parliamo degli allenatori.
La carenza di tecnici è soprattutto a livello giovanile. Una volta chi smetteva di giocare o gli atleti meno dotati quasi automaticamente passavano in panchina a fare il coach, oggi no. Però molte società stanno rimediando con la creazione di settori giovanili strutturati. Scouting, reclutamento, scuola, minibasket, residence sono la base per un buon vivaio. Come la collaborazione con le società dell’area. La Reyer è in rete con 23 società sportive in un progetto che coinvolge 4.500 ragazzi. Anche la Orange Bassano sta lavorando bene, fa crescere i giovani partecipando alla Coppa Europa di categoria e li porta gradualmente in prima squadra.

Come è la situazione in regione per gli impianti?
Molto buona sia per la serie A che per quelle minori. I vivai hanno tutti buone palestre.

È davvero una sfida impossibile riportare a Vicenza il grande basket?
No, è plausibile anche se molto difficile. La situazione locale è complessa. La città è stata senza una squadra di alto livello per 15 anni e questo ha impoverito tutto il movimento, che ha perso il pubblico e perfino alcune società minori. Vicenza non è come Pesaro, dove anche se la squadra gioca in Promozione è seguita da 1.000 tifosi. La nostra città ama la pallacanestro ma vuole spettacolo. E il senso di appartenenza si crea in anni.

Il vivaio di Tramarossa sta dando frutti?
Purtroppo è difficile creare a Vicenza un network di società, c’è molto campanilismo che frena i progetti. Il nostro settore giovanile, che è nato da poco tempo, però ha fornito in questi anni alla prima squadra parecchi giocatori come Oboe e Rigon.

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