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Tre indizi fanno una prova: VelcoFin, una società “infortunata”

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È iniziata una nuona stagione di lamenti. Da tre anni in A2 e da tre anni sulla bocca di dirigenti, allenatori e giornali c’è il solito refrain. Tanti infortuni minori in questi anni, ma anche molti incidenti seri. Si è iniziato con la spagnola Mangada, mai scesa in campo e che poi si è dedicata a fare la tassista, quindi le lunghe degenze di Benko nella stessa stagione e lo scorso anno di Keys e Ramon, praticamente utilizzate a pieno solo per metà stagione. Infine quest’anno con Zanetti che si rompe il crociato in prestagione e Ramon che per i tendini (ma non solo quelli…) a una settimana dal via non farà più parte della squadra.

Qualcuno l’ha chiamata “maledizione”: ma è proprio colpa di stregoni o sette sataniche?

O forse è che influisce un ambiente poco professionale e sereno, dove la pressione e altri fattori esterni portano le giocatrici a infortunarsi con più frequenza?

Quello che è certo, è che le grandi squadre e società dei lamenti per gli infortuni non vogliono sentir parlare.

Se non per dire che devono essere superati, trovando nuove risorse per portare a compimento i propri obiettivi.

Le altre sono solo società “infortunate”.

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